“BIM Handbook” – Un segnale forte dall’Europa.

Paolo Odorizzi – Direttore Tecnico Harpaceashandbook

L’interessante iniziativa portata a termine da esponenti dei rispettivi pubblici settori di investimento in costruzioni e infrastrutture di 21 paesi europei, ha rilasciato un primo interessante documento che ha lo scopo di definire la base per lo sviluppo e l’introduzione del BIM in maniera coerente e condivisa in tutta Europa.

 “Handbook for the introduction of Building Information Modelling by the European Public Sector”, il titolo del documento, scaricabile qui. Il testo tiene ben presenti gli obiettivi di miglioramento della qualità e dell’efficienza da raggiungere a breve termine in un settore che da solo copre il 9% dell’intero EU GDP (Gross Domestic Product), che a sua volta rappresenta il 26,2% di quello nominale calcolato su scala mondiale. Stiamo parlando di cifre di spesa enormi e l’Handbook detta la sua ricetta per l’ottenimento dei cospicui risparmi che l’introduzione efficace del BIM e della Digitalizzazione del settore possono contribuire a realizzare.

Vengono indicati come indispensabili, cooperazioni d’intenti tra il settore pubblico e quello privato, mantenimento di una filiera collaborativa anche se ahimè frammentata e fondata, in Italia e in Germania in particolar modo, sulle capacità delle piccole e medie aziende (SME – Small and medium-sized enterprises), definizione di standard comuni europei, valorizzazione e miglioramento delle esperienze formative tra gli addetti ai lavori.

Senza chiarezza d’intenti e di obiettivi, si correva il rischio, come sottolineato dalla ricerca, che il BIM avesse potuto costituire una nuova 2barriera commerciale piuttosto che una opportunità di integrazione, soprattutto qualora non fosse stato sufficientemente normato da organismi attenti alle congruenze europee e mondiali.

In Italia, fortunatamente, UNI ha di recente preso in mano la partita rilasciando, tra i primi enti normatori in Europa, una norma volontaria che anticipa, in accordo pressoché completo, le specifiche che i tavoli di lavoro ISO e CEN si apprestano a consolidare di qui a breve tempo. La UNI 11337 è già disponibile in 4 parti e contribuirà a consolidare le esperienze dei nostri addetti ai lavori in quanto a gestione digitale del progetto e valorizzazione di tutti i benefici conseguenti in termini di qualità, costo e salvaguardia dell’ambiente che ne derivano.

L’Europa sottolinea altresì come sia il settore pubblico a dover incoraggiare il BIM assumendo una posizione di leadership a riguardo, e non solo perché lo stato come “cliente” rappresenta l’ente che può approssimativamente esporsi con investimenti pari al 30% di quelli nazionali per le costruzioni e le infrastrutture, ma anche per salvaguardare gli interessi di trasparenza e di controllo sui costi pubblici, tanto cari ai cittadini quanto importanti obiettivi per ANAC e per tutte le stazioni appaltanti.

Gli obiettivi da raggiungere sono comunque molteplici: una norma applicabile a livello nazionale in tempi relativamente brevi che ci consenta di recuperare il tempo perduto e in grado di far competere i nostri progettisti, i costruttori e i nostri produttori a livello europeo e internazionale, un piano di informazione strategica che possa far comprendere quali ne siano obiettivi e vantaggi, un piano di 3formazione del personale coinvolto in maniera che possa utilizzare al meglio le tecnologie disponibili al servizio della filiera, l’utilizzo dei formati “non-proprietary” e “vendor-neutral” per la condivisione e il mantenimento delle informazioni di progetto, costruzione, gestione operativa degli asset, l’avvio di progetti pilota con approccio tecnologico 3D e orientato agli oggetti e, non ultimo, l’utilizzo di prassi del “Common data Environment”, o AcDat secondo UNI 11337.

È proprio dall’esperienza tedesca della “Digital Road Map for design & Construction” che si evince come un chiaro obiettivo a protezione dell’individualità e della professionalità delle medie-piccole aziende sia l’impiego di formati aperti e neutrali in contrapposizione dell’obbligo di sviluppo del progetto con soluzioni tecnologiche specifiche definite, spesso imposte a monte dalla committenza. È questo un valore sia per il settore pubblico che per quello privato perché favorisce la professionalità, aumenta la platea degli offerenti nelle gare a vantaggio della committenza, riduce gli investimenti ridondanti e inutili, pone le basi per una valorizzazione più ampia nel tempo del “dato” per così dire “acquistato” dalle stazioni appaltanti.

Significative le esperienze riportate nell’handbook relative a progetti in vari paesi quali Estonia, Francia, Germania, Svezia, Inghilterra, Spagna ognuno dei quali ha portato “esperienze” e “leasson learned” significative.

Per l’Italia va rimarcato l’impegno della delegazione italiana guidata dall’Italia BIM Commission: – Ministry for Infrastructure and Transport, ANAS, Italia Railways Italferr – con il contributo dell’Ing. Pietro Baratono (Provveditore alle Opere Pubbliche di Lombardia ed Emilia Romagna) e del Prof. Angelo Ciribini, (Università di Brescia) uno tra i massimi esperti di BIM in Italia.